Come molti di voi ben sapranno, da anni circola una teoria a proposito dell’allunaggio del 1969: secondo alcuni l’intera operazione sarebbe stata una messa in scena, organizzata dalla NASA e dal governo statunitense per guadagnare prestigio a livello internazionale durante gli anni della Guerra Fredda.
Sono decine i siti che hanno studiato approfonditamente i filmati e le foto dell’epoca alla ricerca di prove che dimostrino che Armstrong non abbia mai messo piede sulla luna. Neppure le foto scattate qualche mese fa dal Lunar Reconnaissance Orbiter, immagini che mostravano il sito dell’allunaggio, sono bastate a convincere gli scettici.
Le immagini sarebbero l’ennesima contraffazione della NASA, almeno secondo i detrattori più convinti, ed in assenza di terze parti che forniscano prove obiettive sull’allunaggio, la teoria che la missione sulla luna sia stata una montatura resta in piedi, per quanto ridicola. Nulla fino ad oggi aveva potuto dissuadere i creduloni.
A dare la prova definitiva agli sciettici, però, ci ha pensato l’agenzia spaziale indiana, che ha di recente pubblicato una delle immagini scattate dalla sonda lunare Chandrayaan. Le foto, che potete vedere qui in basso, mostano chiaramente le impronte delle ruote dell’Apollo 15 sulla superficie lunare, lasciate ormai cinquant’anni fa.
Di fronte alla prova fornita dalla sonda indiana, dunque, tutte le teorie di complotto sono crollate, e questa volta si spera definitivamente. [via Gizmodo]

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Le tracce sono visibili nella zona centrale destra dell’immagine come lunghe scie chiare.

Vi ricordate del gigantesco modello di Gundam costruito a Tokyo qualche mese fa? La statua semovente, alta ben 18 metri, raffigura il famosissimo robottone in scala 1:1, ed ha stabilito un record all’apparenza imbattibile nella storia dei robot giganti.
Ma per Gundam è presto per cambiare vittoria: suddetto record è finito con il durare molto meno di quanto i fan potessero immaginare, e non verrà semplicemente battuto quanto piuttosto stracciato da Robot Taekwon V.

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Qui in Italia non abbiamo mai sentito parlare del robottone in questione, da molti considerato un’imitazione di Mazinga Z, ma in Corea del Sud Robot Taekwon V, specializzato nelle arti marziali è una vera e propria istituzione sin dagli anni Settanta.
La gigantesca statua verrà costruita all’interno di Robot Land, un nuovo parco dei divertimenti sudcoreano a tema robotico, e sarà alta la bellezza di 111 metri: più di due volte le dimensioni della Statua della Libertà.
Per il momento sono disponibili online solo i progetti di costruzione e le concept art dedicate a Robot Taekwon V, e non le immagini dei pezzi da assemblare. Ma anche solo queste illustrazioni sono più che sufficienti perche a farsi un’idea delle dimensioni mastodontiche che avrò il colosso robotico coreano. [via Technabob]

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Si è concluso il mese scorso, in Giappone, il settimo Wonderful Robot Carnival, in occasione del quale si sono organizzate delle speciali gare olimpiche tra robot.
Mentre nei RoboGames ogni robot viene utilizzato per un singolo evento, gli stoici robot umanoidi del WRC hanno affrontato dei veri e propri decathlon, in occasione dei quali è stato chiesto loro di superare una serie di prove piuttosto elaborate, per poi scontrarsi in un deathmach finale (ovviamente la parte più attesa della gara).
I piccoli e stoici robottini che hanno affrontato le prove, nonostante lo scontro finale all’ultimo sangue sia stato particolarmente “violento”, sono diventati i beneamini dell’evento. [via BotJunkie]

E’ un progetto ambizioso ed estremamente futuristico quello del Giappone, che ha intenzione di costruire un’enorme centrale per la produzione di energia solare direttamente nello spazio. Ma pensate ai vantaggi di una struttura in grado di assorbire la massima quantità di energia possibile 24 ore su 24, senza limiti di natura metereologica.
L’intero progetto, al quale di recente si è unita la Mitsubishi che lavorerà al fianco della compagnia IGI Corp, costrerà al Giappone la bellezza di duemila miliardi di yen,  equivalenti a quasi 15 miliardi di euro.
Il gruppo di sviluppo si dedicherà per quattro anni allo sviluppo di una tecnologia che permetta di inviare energia elettrica in forma di microonde direttamente sul pianeta, e solo in seguito si potrà avviare la costruzione della struttura vera e propria: una mastodontica centrale elettrica da un gigawatt (abbastanza per fornire corrente a 294.000 case di Tokyo), costituita da quattro chilometri quadrati di pannelli solari. Si prevede che la centrale riesca a rimanere operativa per trent’anni senza bisogno di manutenzioni.
“Sembra di parlare di fantascienza da cartone animato, ma la generazione di energia solare nello spazio rappresenterebbe una fonte di energia alternativa importante per il prossimo secolo, quando il carburante fossile sarà esaurito” ha dichiarato Kensuke Kanekiyo, il direttore dell’istituto per le economie energetiche.
Un pannello solare di prova, però, verrà inviato nello spazio solo nel 2015, e fino a quel momento potremo solo immaginare un mondo in cui la corrente viene inviata al nostro computer direttamente dallo spazio profondo. [via Gizmodo]

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La missione STS-128 è la più recente destinata alla Stazione Orbitante Internazionale: lo Space Shuttle Discovery è stato lanciato il 28 Agosto dal Kennedy Space Center in Florida con a bordo il modulo multifuzione Leonardo, ideato per sperimentazioni microgravitazionali.
Ma cos’ha di tanto speciale quest’ultimo lancio? Rimandato due volte per inconvenienti tecnici ed avversità metereologiche, il lancio del Discovery è avvenuto verso mezzanotte, ed ha permesso alla NASA di scattare le affascinanti immagini in notturna che vedete qui in basso.
I reattori del Discovery, fotografati anche dal punto di osservazione NASA del Banana River, hanno lasciato dietro di sè una potente scia luminosa che ha squarciato le nubi, regalando agli osservatori uno spettacolo più unico che raro.
La missione è la trentesima diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale e durerà 13 giorni, durante i quali sono previste ben tre “passeggiate spaziali“. Compito del Discovery è consegnare più di sette tonnellate di rifornimenti e materiali di ricerca. [via Boing Boing]

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