In: Robot
31 lug 2009Gli esperti di robotica non hanno dubbi: occorre dare una coscienza alle macchine.
Numerosi incidenti si stanno susseguendo negli ultimi anni: si parte da situazioni meno rischiose, in cui un robot ha semplicemente disubbidito agli ordini ed ha agito “di testa sua”, come Kenji, il robot innamorato, per arrivare a fatti più gravi, come nel caso del robot che in una fabbrica ha ferito un operaio, o della macchina militare che ha ucciso nove soldati in Sud Africa a causa di un malfunzionamento. Per non parlare delle paure scatenate da EATR, il robot che secondo alcuni, sarebbe in grado di alimentarsi assimilando carne umana.
Per prevenire gli incidenti e fugare dubbi e paure, sostengono gli esperti, occorre fornire i robot di una “coscienza” o di qualcosa di assai simile: programmarli con un sistema di valori ed una morale in grado di impedirgli violenze sugli esseri umani.
1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge.
Se per anni le tre leggi della robotica teorizzate dallo scrittore Isaac Asimov sono state ritenute più che sufficienti a rendere sicuro il comportamento delle macchine, con lo svilupparsi di sistemi sofisticati e di robot dalle intelligenze artificiali complesse, le tre leggi potrebbero rivelarsi semplicistiche ed insufficienti, o almeno questo è quello che sostengono alcuni esperti, tra i quali Yueh-Hsuan Weng, Chien-Hsun Chen e Chuen-Tsai Sunm autori di un saggio pubblicato il mese scorso sul Journal of Social Robotics, che ha dato origine ad un dibattito ancora in corso.
I robo-eticisti intendono sviluppare delle linee guida che stabiliscano come punire un robot e creare una sorta di “linguaggio macchina legale” che possa aiutare il braccio della legge, in un futuro prossimo, a gestire le macchine intelligenti.
Ovviamente l’intero sistema non è rivolto soltanto a sviluppare una coscienza ed un sistema legale “robotici”: gli autori del saggio intendono anche sottolineare come sia necessario attribuire le giuste responsabilità per gli errori di una macchina. Se un robot commette un “reato”, occorrerà perseguire lui o il suo creatore? In quali casi il robot avrà agito di sua volontà, ed in quali altri si parlerà di malfunzionamento?
Questi sono solo alcuni dei dubbi che si pongono gli autori del saggio, scaricabile in inglese a questo indirizzo: se per il momento i robot sono impiegati nelle fabbriche o si limitano a pulire il pavimento nelle case di mezzo mondo, la prossima generazione di macchine intelligenti potrebbe prendersi cura degli anziani o aiutare gli insegnanti nelle scuole. Posizioni di maggiore responsabilità per i robot, dunque, fanno nascere spontanea l’esigenza di creare una regolamentazione a cui fare riferimento se qualcosa dovesse andare storto. [via Wired - Gadget Lab]

1 Risposta to Le tre leggi della robotica di Asimov: sono abbastanza per fermare i robot?
fotostar73
agosto 1st, 2009 at 11:12
Hey, sembra proprio che i tempi preannunciati dalla fantascienza siano sempre più vicini!
Più sto vicino a dei robot, e più mi accorgo che tante cose non succedono sempre casualmente: che il loro campo elettromagnetico e il nostro riescano ad interferire in qualche maniera?